Inbound 2017: considerazioni tardive

Sono già passate due settimane e finalmente, a mente fredda, ho il tempo di scrivere qualche considerazione su Inbound 2017. L’evento annuale organizzato da HubSpot, svoltosi a Boston dal 25 al 28 Settembre, è stato all’altezza (ma forse anche al di sopra) delle mie aspettative, e penso valga la pena di spendere un qualche minuto per riordinare le idee.

 

[Premessa]

Per chi si aspetta un post tecnico o una riflessione comprensibile solo da addetti ai lavori: chiedo scusa, non è questo il caso. Non farò un resoconto su ciò che ho imparato né un elenco di tutte le novità presentate da HubSpot, su questo ci sono molti articoli più validi in rete. Sarà uno stream of consciousness molto di pancia e di cuore, un po’ meno di testa.

 

welcome to inbound

Torniamo a noi.

Per me era la prima volta.

La prima volta a un evento dedicato all’Inbound Marketing, la prima volta a un evento di queste dimensioni (parliamo di oltre 20.000 partecipanti), la prima volta a confrontarmi con professionisti di un settore a cui mi sono appassionata quasi per caso, la prima volta negli States da sola.

Sì, perché sono partita da sola – forse l’unica copywriter/content strategist freelance presente. L’Inbound 2017, infatti, è concepito soprattutto per le agenzie (partner e non) o per chi ha un ruolo all’interno di una realtà più o meno strutturata.

La domanda sorge spontanea: perché ti sei fatta un viaggio oltreoceano se:

  1. non sei inserita in un contesto in cui si utilizza abitualmente un approccio Inbound, e
  2. non usi la piattaforma HubSpot (cosa che, per inciso, mi piacerebbe molto fare) né fai parte di una realtà in cui viene usata?

Già, perché?

 

Ci ho riflettuto a lungo prima di decidermi ma poi ho pensato che un’occasione così non mi ricapitava più.

Ma facciamo un passo indietro.

HubSpot, in perfetta ottica inbound, mette a disposizione una serie di risorse e corsi gratuiti (peraltro molto, molto ben fatti) con tanto di esame finale e certificazione – per saperne di più vedi: HubSpot Academy. Dopo aver acquisito la certificazione Inbound Marketing ho ricevuto un regalo inaspettato: un’email da Eric Peters (penso che non dimenticherò mai questo nome), Growth Marketer di HubSpot, che cominciava così:

 

email eric

 

Proseguendo c’erano tutti i dettagli necessari per poter usufruire dell’offerta, il programma parziale, e via dicendo. Sembrava davvero una cosa seria.

Riuscite a immaginare il mio stupore?

Per farla breve: dopo aver riletto quell’email una dozzina di volte, ho scritto al buon Eric accertandomi di aver ben compreso il testo. Lui ha risposto (quasi all’istante, cosa che ha aumentato il mio stupore e fatto guadagnare altri 100 punti a HubSpot) a tutte le mie richieste, confermando che sì, potevo veramente partecipare a costo zero.

Ok, era il biglietto basic e l’accesso era limitato solo ad alcune sessioni. Ma quante volte capita un’opportunità così?

 

HubSpot mi ha fatto appassionare alla metodologia inbound. Al di là di tutti i tecnicismi e delle specifiche ingegneristiche che stanno dietro la piattaforma (che è davvero un capolavoro di ingegneria, ma non è questa la sede per approfondire), di fondo c’è un approccio al marketing diverso da quello a cui siamo stati abituati.

L’idea di base è quella di condividere contenuti di valore, di offrire qualcosa di utile che possa giocoforza attrarre chi è interessato. In parole poverissime: non sono io (azienda, impresa, ecommerce e quant’altro) a doverti convincere che i miei servizi sono migliori. Sarai tu, cliente, a venire da me perché ti ho proposto qualcosa di utile, che ha risolto un problema, soddisfatto un bisogno o risposto a una domanda.

Non è il marketing del “cerco di vendermi al meglio ma in realtà ti voglio fregare”. È un atteggiamento completamente opposto: creo valore per attirare un pubblico selezionato e realmente interessato a quello che offro. Certo, il fine è sempre la vendita, ma è evidente che il modo in cui ci si arriva è profondamente diverso.

[Per chi volesse approfondire: Lead Generation: cos’è, cosa significa e come fare lead generation in modo efficace]

 

inbound 17 venue

 

In questi giorni sono stati toccati moltissimi argomenti, ma un punto tornava sempre: i contenuti (e questo mi tocca personalmente) sono il fulcro di tutto. Ma soprattutto:

 

“Quality over quantity”

 

Meglio dimezzare il numero dei post, o dei video, o dei webinar, o di qualsiasi cosa, ma offrire una qualità superiore, piuttosto che sfornare mille contenuti di scarsa qualità e di dubbia utilità. Per usare le parole di Dharmesh Shah, Founder e CTO di HubSpot:

 

“Double down on QUALITY content – not quantity”

 

Bisogna raccontare delle storie, ma i protagonisti non sono i prodotti. Basta guardarsi intorno per vedere che i grandi brand che utilizzano questo approccio e le campagne marketing meglio riuscite parlano di cose che appassionano le persone, lasciando il prodotto fuori o a margine del racconto. Tutto ciò serve a stabilire un rapporto di empatia con le persone, a farle sentire affini. Non a caso il leitmotiv dell’evento è stato “Build a future on empathy”.

 

Alla base c’è la passione.

E si respirava nell’aria. Si sentiva sulla pelle.

Tutte quelle ventimila persone – chi più, chi meno e con le eccezioni del caso – avevano qualcosa in comune: la passione per quello che fanno. La spinta a migliorarsi. La voglia di crescere, di creare qualcosa, di lasciare un segno.

E non solo per “fare business”, ma con lo scopo di migliorare la vita delle persone, di abbattere barriere (tecnologiche, comunicative, culturali) e risolvere problemi.

 

main stage

 

Penso che siano questa passione e questo sentire comune che mi hanno spinta a partire.

E credo ne sia valsa la pena.

 

“When what you believe, what you say, and what you do are in alignment,

you grow better.”

(Dharmesh Shah)

 

 

Leave a Reply