Ecommerce in Italia: crescita e superamento dei prodotti sui servizi

Ecommerce in Italia: crescita e superamento dei prodotti sui servizi

Segnali positivi per l’ecommerce nel nostro Paese. Gli acquisti online nel 2017 raggiungono i 23,6 miliardi di euro (+17% sul 2016) e per la prima volta i prodotti superano i servizi.

 

Il 10 Ottobre si è tenuto il convegno dell’Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, intitolato “eCommerce B2c in Italia: servono visione, coraggio e perseveranza!”

Quella che è emersa è la fotografia di un mercato, quello del commercio elettronico, in crescita. Gli acquisti online di prodotti crescono del 28% sull’anno precedente, arrivando a quota 12,2 miliardi, mentre i servizi registrano un incremento del 7% con un valore di 11,4 miliardi. Gli acquisti via smartphone crescono del 65% e superano quest’anno i 5,8 miliardi di euro.

“L’ecommerce B2c – dichiara Roberto Liscia, presidente Netcomm – continua la sua corsa, ampliando di anno in anno il suo perimetro d’azione, tanto che nel 2017 in Italia supera i 23,6 miliardi di euro, con un incremento rispetto al 2016 del 17%. Per la prima volta nella storia dell’ecommerce italiano, i prodotti (+28%) crescono ben più dei servizi (+7%), con un peso dell’ecommerce, sul totale degli acquisti retail degli italiani, che sale al 5,7%“.

 

I settori

Il turismo si conferma al primo posto (9,2 miliardi, +7%) seguito da informatica ed elettronica di consumo (4 miliardi, +28%), e abbigliamento (2,5 miliardi, +28%). Tra i settori emergenti, i più importanti sono arredamento e home living e food&grocery che insieme valgono quasi 1,8 miliardi di euro.

In coda troviamo l’editoria con 840 milioni (+22%). Gli acquisti in tutti gli altri comparti di prodotto valgono insieme 3,2 miliardi di euro nel 2017, in crescita del 27% rispetto al 2016. Qui si distingue il contributo dei ricambi auto, con l’acquisto online pezzi di ricambio e pneumatici, del beauty e dei giocattoli. L’acquisto di prodotti genera circa 150 milioni di ordini all’anno con uno scontrino medio di 85 euro.

Nei servizi, che valgono complessivamente 11,4 miliardi, turismo e trasporti si confermano il primo comparto dell’ecommerce italiano con 9,2 miliardi. La crescita (+7%) è riconducibile agli acquisti di biglietti per i trasporti ferroviari e aerei, alla prenotazione di appartamenti e case vacanze (attraverso gli operatori della sharing economy) e alla prenotazione di camere di hotel.

 

“Nel 2017 l’ecommerce mondiale è stato caratterizzato da diversi fatti particolarmente significativi” – afferma Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. “Tra questi ricordiamo le alleanze stipulate da alcuni grandi merchant ecommerce e operatori di differente natura (per sviluppare congiuntamente tecnologie o per espandersi commercialmente), l’affermazione di alcuni trend tecnologici (in primis assistenza vocale e chatbot) e la consacrazione delle principali ricorrenze ecommerce (Single Day, Black Friday e Cyber Monday).”

 

Chi sono i web shopper

Nel 2017 i web shopper italiani (i consumatori che hanno effettuato almeno un acquisto online nell’anno) sono 22 milioni e crescono del 10% rispetto al 2016.

Gli acquirenti abituali, quelli che effettuano almeno un acquisto al mese, sono 16,2 milioni e generano il 93% della domanda totale ecommerce (a valore), con una spesa media annua di 1.357 euro ciascuno.

Gli acquirenti sporadici, invece, sono 5,8 milioni, e generano il restante 7% della domanda ecommerce, con una spesa media di 284 euro all’anno.

 

Un Paese non ancora maturo

Anche se i dati presentati sono positivi e rappresentano uno scenario in via di sviluppo, non è ancora tempo di cantare vittoria.

“Sono dati certamente incoraggianti” – dice Roberto Liscia – anche se ancora non sufficienti a dichiarare maturo e dinamico il settore nel nostro Paese, dove i modelli di business stanno cambiando rapidamente e facilitando nuovi entranti. L’approccio spesso sperimentale e poco convinto all’ecommerce di molti operatori tradizionali italiani, è la conseguenza del fatto che essi non abbiano dedicato né il giusto impegno né le loro migliori risorse a un progetto strategico che, invece, sta diventando il vero motore delle economie avanzate e attirando sempre più investimenti e capitale. Per parlare di un ecommerce davvero competitivo e maturo in Italia, occorre che i retailer tradizionali abbiano visione, coraggio e perseveranza, andando fino in fondo nei loro progetti digitali.

Per l’Italia, dunque, la strada è ancora lunga. Non resta che rimboccarsi le maniche.

 

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